
La recente visita di Vladimir Putin in Cina.
Il 20 maggio 2026 il Presidente russo Vladimir Putin è andato in visita ufficiale in Cina[1], la sua quinta visita ufficiale nell’ultimo quinquennio. Essa si colloca a cavallo della visita del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Pechino e, inoltre, in un periodo di seria riconsiderazione degli equilibri internazionali. La relazione bilaterale tra la Russia e la Cina ha conosciuto un’intensificazione negli ultimi anni, soprattutto a seguito del conflitto in Ucraina. Inaugurato nel 2022, il concetto di “partnership o amicizia senza limiti”[2] costituisce il quadro valutativo delle relazioni tra Mosca e Pechino.
Le periodiche visite reciproche, gli scambi economici e la cooperazione militare sono valutate tutte secondo una visione di rafforzamento, seppur asimmetrico, della relazione tra entrambi gli attori.
A fronte delle accresciute ostilità tra gli Stati europei e la Russia, Mosca ha virato, anche in modo obbligato, verso Pechino. La cooperazione, difatti, è divenuta multidimensionale, tale da raccogliere frutti in ambito economico, energetico, politico e militare.
La visita si inserisce in un quadro internazionale particolarmente dinamico, soprattutto a causa della forte e preponderante azione degli Stati Uniti. Dal gennaio 2026, l’amministrazione di Donald Trump ha perseguito un’agenda di forte interventismo in questioni regionali multiple, soprattutto in America Latina, Medio Oriente e Africa Sub-Sahariana.
Il contesto internazionale
In primo luogo, per la Federazione Russa la priorità continua ad essere l’Ucraina e il conflitto che si protrae dal 2022. Lo sforzo bellico ha sin qui avuto numerose conseguenze, che vanno dalla rottura e dalle tensioni con gli Stati europei alla rimodulazione dell’economia russa. La Cina ha giocato, sino ad ora, un ruolo nella zona grigia del conflitto, aiutando Mosca attraverso l’esportazione di materiale dual use[3] e la cooperazione militare, ma senza mai adottare una postura netta a sostengo del Cremlino. Il conflitto ha assunto la forma di un braccio di ferro continuo tra le forze russe e quelle ucraine, impegnate in operazioni il cui differenziale input/output risulta essere a vantaggio del primo. La linea del fronte ha subito pochi cambiamenti da un anno a questa parte e pochi avanzamenti sono stati effettuati dalle truppe di entrambi gli schieramenti[4]. Dall’altro lato, la guerra russo-ucraina è stata caratterizzata per l’intenso utilizzo della componente missilistica e di droni.
In secondo luogo, il contesto internazionale si muove seguendo quelle che sono i molteplici teatri d’intervento in cui gli Stati Uniti sono inseriti. Nel gennaio del 2026, l’Operazione dal nome in codice Absolute Resolve ha portato alla cattura dell’ex Presidente del Venezuela Nicolás Maduro[5] e alla sua sostituzione con Delcy Rodriguez. Inoltre, il 28 febbraio gli Stati Uniti hanno inaugurato l’Operation Epic Fury[6] mediante gli attacchi congiunti con Israele nei confronti dell’Iran a seguito del precedente build up militare nella regione. L’Iran risulta essere uno dei dossier principali anche nelle discussioni tra Russia e Cina, le quali hanno affermato la propria condanna nei confronti dell’“unilateralismo e dell’egemonia”[7].
In terzo luogo, il contesto di instabilità mediorientale è quello che desta maggiori attenzioni mediatiche. I fronti aperti sono numerosi e coinvolgono tutti gli attori della regione, in un costante rischio di escalation tra le parti.
Leggi anche:
- Il dibattito sui possibili aiuti di Russia e Cina per l’Iran
- La politica americana di containment verso la Cina
- The last videocall between Xi Jinping and Putin
La visita di Putin
L’arrivo di Vladimir Putin a Pechino ha seguito di una settimana la presenza di Donald Trump nei medesimi luoghi. Il fatto che due visite bilaterali al più alto livello siano avvenute a pochi giorni di distanza restituisce una serie di questioni analitiche. Soprattutto, si evince il rinnovato ruolo della Cina come uno dei più influenti attori internazionali, attorno al quale numerose potenze sono costrette a gravitare.
Il vertice ha una valenza anche simbolica, come avanzato da entrambe le parti, in quanto nel 2026 ricorre il venticinquesimo anniversario della firma del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole del 2001[8]. Il bilaterale ha costituito l’occasione per il rinnovo di una partnership consolidata tra Mosca e Pechino, rafforzata nell’ultimo decennio. Nel quadro delle relazioni, i due Presidenti hanno firmato il Joint Statement on Further Strengthening Comprehensive Partnership and Strategic Cooperation and Deepening Relations of Good-Neighbourliness, Friendship and Cooperation[9]. All’interno dello statement il punto centrale è rivestito dalla reciproca volontà di continuare a perseguire proficue relazioni bilaterali. Il quadro considerato è quello della cooperazione in ambito securitario, economico, finanziario, commerciale, culturale. Ciò che risalta in modo rilevante dalla dichiarazione congiunta è l’espressa “opposizione all’egemonismo e all’unilateralismo” e alla rilevazione di un “aumento della rivalità nell’arena internazionale […] alimentata dalle politiche aggressive di alcuni Stati che operano secondo una logica egemonica e neocoloniale”. La postura in tal senso è ribadita da entrambi gli attori anche in sede multilaterale. L’impostazione seguita, ad esempio, dall’ultimo comunicato della Shangai Cooperation Organization (Dichiarazione di Tianjin) è la medesima[10].
il riferimento alla condotta statunitense risulta facilmente deducibile. Il punto IV della dichiarazione risulta essere non solo una dichiarazione di principio, bensì una concreta linea programmatica di politica estera, in cui entrambi gli attori riconoscono l’instabilità dell’attuale sistema internazionale e, allo stesso tempo, inquadrano alcune delle minacce che minano alla base tale sistema.
La narrazione portata avanti dai due attori è quella di una volontà collaborativa e cooperativa in un quadro instabile e incerto. Il ruolo propugnato da entrambi gli Stati è quello di identificarsi come Potenze responsabili a fronte di atteggiamenti ostili e assertivi da parte di attori rivali. Una simile postura si colloca in un contesto internazionale in costante riassestamento. La Cina cerca di presentarsi come una potenza responsabile, il cui peso esercitato nelle relazioni internazionali è tangibile. Come anche dimostrato dalla recente guerra in Iran, la Cina adotta una postura di cauto attivismo. Dall’altro lato, la Russia ha rivolto la maggior parte dei suoi sforzi concreti verso l’Ucraina. L’allineamento con la Cina si presenta come una scelta obbligata per Mosca, in virtù di un bandwagoning strategico. Risulta improbabile, nel breve-medio periodo, che le tensioni latenti tra le parti, siano esse territoriali, politiche o economiche, provochino un raffreddamento tra l’Orso e il Dragone. È bene chiarire come, allo stesso tempo, i due Stati presentano dei progetti di stampo egemonico-regionale in alcune aree comuni, tra tutte l’Asia Centrale. La competizione nella regione, come già avvenuto nel XIX secolo, potrebbe riportare alla luce un “grande gioco” competitivo.
Note
[1] President of Russia (2026, 19 maggio). Vladimir Putin arrived in China on an official visit.
[2] President of Russia (2022, 4 febbraio). Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations Entering a New Era and the Global Sustainable Development.
[3] Fong, C., Maizland, L. (2025, 18 settembre). China and Russia: Exploring Ties Between Two Authoritarian Powers. Council on Foreign Relations.
[4] Iovine, F. (2026, 26 gennaio). Guerra senza svolta: Russia e Ucraina tra logoramento, stallo e diplomazia imperfetta. Opinio Juris.
[5] Olay, M. (2026, 3 gennaio). Trump Announces U.S. Military’s Capture of Maduro. Pentagon News in U.S. Department of War.
[6] Trump, D.J. [@realDonaldTrump]. (2026, 28 febbraio) [Video]. Truth. https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/116147082884192486
[7] President of Russia (2026, 20 maggio). Press statement following Russia-China talks.
[8] Ministry of Foreign Affairs People’s Republic of China (2001, 24 luglio). Treaty of Good-Neighborliness and Friendly Cooperation Between the People’s Republic of China and the Russian Federation.
[9] President of Russia (2026, 20 maggio). Joint Statement on Further Strengthening Comprehensive Partnership and Strategic Cooperation and Deepening Relations of Good-Neighbourliness, Friendship and Cooperation. http://kremlin.ru/supplement/6487 [Al 22/05/2026 la fonte originale è esclusivamente presente in lingua russa. Data l’importanza della dichiarazione, l’autore ha analizzato il testo tramite l’ausilio di strumenti di traduzione automatica e mediante l’aiuto di intelligenza artificiale].
[10] President of Russia (2025, 1 settembre). Tianjin Declaration of the Council of Heads of State of the Shanghai Cooperation Organisation.
Foto copertina: Il presidente russo Vladimir Putin, a destra, e il presidente cinese Xi Jinping passano in rassegna la guardia d’onore durante una cerimonia di benvenuto nella Grande Sala del Popolo a Pechino, mercoledì 20 maggio 2026. Maxim Shemetov/Pool Reuters












