Alassane Ouattara, presidente della Costa d’Avorio in carica dal 2011, vince con l’89,77% dei voti favorevoli, riaffermando il potere del suo partito, a fronte di un’opposizione politica azzoppata e frammentata.
In concomitanza con l’uscita degli esiti delle elezioni camerunensi, il 27 ottobre ha svelato anche i risultati delle presidenziali in Costa d’Avorio. Alassane Ouattara, presidente uscente, conquista il suo quarto mandato, reso possibile dall’azzeramento del conteggio dei precedenti mandati introdotto dalla riforma costituzionale del 2016. Una similitudine con quanto accaduto in Camerun con la rielezione di Paul Biya, al suo ottavo mandato.
Il processo elettorale è stato segnato da esclusioni controverse di figure eccellenti come Laurent Gbagbo, Tidjane Thiam, Guillame Soro e Charles Blé Goudé che non hanno potuto candidarsi per motivi giudiziari o legati alla nazionalità. Ouattara ha ricambiato con la stessa moneta il suo avversario più forte, Gbagbo, infatti durante le presidenziali del 2000 l’attuale presidente – rappresentante delle popolazioni settentrionali – era stato escluso dalla competizione perché ritenuto di nazionalità burkinabé.
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In piena campagna elettorale, da Parigi Gbagbo, ex presidente della Repubblica, aveva definito il processo elettorale e le elezioni come un “colpo di stato civile” e “una rapina elettorale”, denunciando la sua esclusione e quella di Thiam come arbitraria e funzionale alla vittoria di Ouattara. Il suo appello al boicottaggio ha solo consegnato la vittoria al leader del Rassemblement des houphouëtistes pour la démocratie et la paix (RHDP, sebbene un significativo basso tasso di partecipazione (pari al 50% degli aventi diritto). L’astensione solleva interrogativi sulla legittimità degli esiti che probabilmente non derivano solo dalle strategie di ostruzionismo di Ouattara, ma anche da una debolezza dell’opposizione che non è riuscita a proporre alternative per rafforzare il proprio peso politico e a convincere i cittadini a recarsi ai seggi. La mancata ricomposizione delle forze politiche e l’appello al boicottaggio hanno lasciato ampio spazio di manovra al riconfermato presidente anche nelle roccaforti dei suoi avversari, dove ha vinto a mani basse.
A 83 anni, Ouattara si presenta come garante della stabilità, forte di un bilancio economico positivo e di una sicurezza interna migliorata, ma dal punto di vista politico il Paese risulta ancora debole con la Commission Electorale Indépendante finita sotto accusa per mancanza di imparzialità e per la poca trasparenza nella definizione delle liste elettorali. Non solo, le violenze avvenute durante i precedenti appuntamenti elettorali e la situazione politica sbilanciata a favore di Ouattara, hanno scoraggiato le proteste da parte della società civile. Le autorità hanno rafforzato l’apparato di sicurezza rispetto al passato, estendendo il divieto di manifestare fino a metà dicembre e dispiegando in modo imponente le forze dell’ordine, soprattutto nelle aree a nord del Paese, tradizionalmente escluse dai processi politici nazionali.
Nulla di nuovo nella politica ivoriana

Le manovre politiche a cui si è assistiti durante quest’ultimo processo elettorale non hanno nulla di nuovo rispetto alle dinamiche politiche del passato.
Esclusione dei candidati d’opposizione, denunce di irregolarità, contestazione degli esiti si sono verificate anche durante le elezioni del 2010, portando a violenze post-elettorali in seguito al mancato riconoscimento da parte di Gbagbo della vittoria di Ouattara.
La battaglia politica aveva infatti aperto una guerra civile figlia sia del processo elettorale, sia del contesto di generale violenza scaturita da anni di politiche di emarginazione da parte dei precedenti presidenti ai danni delle popolazioni del nord. Il lavoro di stabilizzazione delle aree periferiche portato avanti da Ouattara negli ultimi anni come il rafforzamento delle infrastrutture e l’implemento di politiche pubbliche sembra stia dando i suoi frutti per impedire la destabilizzazione del Paese. Rimane necessaria l’apertura ad un dialogo politico, il confronto e un aumento nella rappresentanza di fasce sociali al momento ancora nettamente sottodimensionate.
Foto copertina: Alassane Ouattara riconfermato come presidente della Costa D’avorio













