Emissioni climalteranti: Parigi e Perlino a confronto


Le emissioni di gas serra, derivanti dalla combustione di combustibili fossili, rappresentano la principale causa del cambiamento climatico. Francia e Germania sono le due maggiori economie dell’Unione Europea e svolgono un ruolo chiave nell’obiettivo del blocco di raggiungere la neutralità climatica. Entrambi i paesi mirano a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro la metà del secolo: Parigi entro il 2050 e Berlino entro il 2045. Il fatto che questi obiettivi ambiziosi possano essere raggiunti o meno dipenderà in gran parte dalle decisioni politiche dei loro governi in vari settori, in particolare quelli ad alta intensità energetica e dalla loro rapida attuazione.


Dal punto di vista della riduzione delle emissioni climalteranti il 2023 ha rappresentato un anno record per Francia e Germania, che hanno registrato la più netta riduzione dei flussi di anidride carbonica dal 1990. A marzo, il ministro dell’Ambiente francese Christophe Béchu ha annunciato che le emissioni del paese sono diminuite del -4,8% rispetto al 2022. Analogamente (e contemporaneamente) l’Agenzia Federale dell’Ambiente tedesca ha registrato un calo nelle emissioni di CO2 del 10,1% rispetto all’anno scorso. 

Il caso francese

Secondo l’ultimo rapporto di marzo 2024 del Centro Interprofessionale per lo Studio dell’Inquinamento Atmosferico (CITEPA), le emissioni di gas serra in Francia sono diminuite del -4,8% nel 2023 rispetto alla riduzione -2,7% registrata nel 2022. Il calo record del 2023 rispecchia la traiettoria stabilita dall’esecutivo francese per raggiungere la riduzione delle emissioni del 55% (rispetto al 1990), al ritmo di una diminuzione annua di circa il 5%. La dinamica appare quindi incoraggiante anche se, tuttavia, i dati sono provvisori e incompleti (l’ultimo trimestre del 2023 non è considerato nel rapporto CITEPA) e, soprattutto, occorre considerare i fattori economici che spiegano, in parte, il miglioramento in atto. Infatti, i tre comparti che hanno contribuito maggiormente al calo delle emissioni sono l’industria (-9,3%), l’energia (-9,4%) e l’edilizia (-7,5%), tutti legati in un modo o nell’altro a fattori congiunturali e ciclici che il paese oggi si trova a fronteggiare[1].

Nel 2023, la Francia ha emesso 403,8 milioni di tonnellate (Mt) di CO2. Quello dei trasporti è il settore che, rappresentando il 32% delle emissioni nazionali, incide maggiormente sul totale ed è trainato principalmente dal trasporto su strada e, più precisamente, dai veicoli privati responsabili del 52,3% dei flussi del comparto. In questo caso il calo si è limitato al -1,8%nonostante l’aumento dei prezzi del carburante e il calo del diesel: dati che pongono il settore come il “tallone d’Achille” della decarbonizzazione in Francia.

Nel comparto dell’edilizia, gli edifici residenziali hanno prodotto il 62,7% delle emissioni totali del settore rispetto agli immobili utilizzati come uffici o per la pubblica amministrazione. Secondo l’analisi Citepa, le emissioni di CO2 derivanti dal settore residenziale sono diminuite del -7,5% tra il 2022 e il 2023, come conseguenza della crisi energetica, dell’inverno mite, nonché dagli sforzi di efficienza energetica da parte delle famiglie.

Similmente, anche nel settore industriale, fortemente colpito dalla crisi energetica negli ultimi mesi, è stato osservato un calo del -9,3% delle emissioni. In particolare, nei settori industriali più energivori, come quello metallurgico, è stata rilevata una diminuzione del -18%, come conseguenza sia degli investimenti nella decarbonizzazione dei processi produttivi, sia a causa di un calo nella produzione.

Un declino altrettanto significativo si è registrato nel settore della produzione di energia: -9,4% di emissioni prodotte nel 2023 e -14% di emissioni aggregate prodotte tra il 2022 e il 2033. Quando si parla della riduzione delle emissioni nel comparto energetico è bene sottolineare la sovrapposizione di due fenomeni incidenti: da un lato, la decrescita della produzione (legata all’aumento dei prezzi e alle difficoltà economiche), dall’altro la graduale ripartenza delle centrali nucleari in Francia. In tal senso Citepa ha attribuito la riduzione delle emissioni dell’energia all’aumento dell’11,4% della produzione di elettricità nucleare e a una minore produzione da parte delle centrali termoelettriche (-23%)[2].

Il caso tedesco

In termini ambientali, il 2023 ha rappresentato una pietra miliare anche per la Germania: secondo l’Agenzia Federale per l’Ambiente le emissioni climalteranti del paese sono diminuite del -10,1% rispetto al 2022 attestandosi a 673 Mt. Il calo delle emissioni dello scorso anno è in gran parte dovuto a una riduzione dell’uso del carbone nella produzione di energia, oggi al livello più basso dagli anni ’60, dalla maggiore implementazione delle energie rinnovabili, ma anche dall’impatto delle turbolenze sull’economia tedesca.

Le emissioni di gas serra sono diminuite nel settore energetico di oltre il -20% (a 205 Mt di CO2), grazie al minore impiego di combustibili fossili per la produzione di elettricità e calore, ma anche in virtù del risparmio energetico attuato in seguito all’aumento dei prezzi nonché da un inverno relativamente mite. Lo stesso trend al ribasso è stato registrato nell’industria, dove le emissioni sono diminuite del -7,7%. In questo caso, hanno avuto effetti considerevoli nei comparti ad alta intensità energetica la guerra in Ucraina e il conseguente calo della produzione come dimostra ad esempio il settore chimico, il cui output risulta ancora oggi del 20% inferiore ai livelli pre-Covid. D’altro canto, anche nello scenario tedesco i trasporti restano il fanalino di coda nel percorso verso la neutralità climatica: il settore ha emesso 146 Mt di CO2 nel 2023, solo 1,8 Mt in meno rispetto al 2022 e 13 milioni in più rispetto all’obiettivo prefissato dal governo. Per quanto riguarda il settore edilizio, nonostante il calo delle emissioni del -7,5% l’obiettivo annuale è stato superato di circa 1,2 Mt. Al contrario l’energia, l’industria, l’agricoltura e la gestione dei rifiuti pur registrando lievi riduzioni nella produzione di emissioni, sembrano aver superato le previsioni del governo. In generale, l’Agenzia federale per l’ambiente pronostica un calo delle emissioni del -64% entro il 2030 a fronte dell’obiettivo fissato al -65%[3].

Emissioni e strategie a confronto

Le dimensioni delle loro economie e nonché la popolazione rendono inevitabilmente Francia e Germania i maggiori consumatori di energia dell’UE, pur con sostanziali differenze. Anche grazie all’uso sempre maggiore dell’energia nucleare, Parigi vanta delle emissioni significativamente inferiori rispetto a quelle di Berlino, spinte soprattutto dall’elevata quota di carbone nel mix energetico del Paese: nel 2021 le emissioni francesi di Co2 sono state pari a 302,33 Mt, il 45% delle 665,88 Mt tedesche.  Per la Germania il dato è negativo anche osservando la quota di emissioni pro capite: con 8,0 tonnellate di gas serra pro capite nel 2021, i tedeschi in media hanno emesso quasi il doppio dei francesi, che hanno invece rilasciato 4,5 tonnellate pro capite. Su 27 stati membri dell’UE in una classifica 2020 pubblicata dalla Banca Mondiale, la Germania ha registrato il sesto posto per emissioni pro capite più elevate nel 2020, mentre la Francia si è classificata al di sotto della media dell’UE al 21° posto[4].
Quanto alla quota di emissioni per settore, con una percentuale del 30%, quello dei trasporti ne è stato il maggiore produttore in Francia nel 2022, mentre in Germania è stato superato dal comparto energetico che ha rappresentato il 34% (10% del totale per quanto riguarda la Francia) delle emissioni totali.

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Relativamente al settore industriale si sono registrate quote simili sul totale nonostante la maggiore grandezza dell’economia manifatturiera tedesca: 22% per la Germania e il 19% per la Francia. Viceversa per quanto concerne il settore agricolo, che è incide in maniera sostanziale nell’economia francese, si sono registrate emissioni maggiori rispetto allo stesso comparto in Germania: 19% del totale delle emissioni francesi contro l’8% di quelle tedesche[5].
In questo scenario, Parigi e Berlino mirano a raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette entro la metà del secolo e sono vincolati dagli obiettivi di riduzione delle emissioni del -55% entro il 2030 concordati dall’UE, recepiti poi dalle rispettive legislazioni nazionali in materia.        
Parigi aveva inizialmente fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni del -40% entro il 2030 (rispetto al 1990) attraverso la Stratégie Nationale Bas-Carbone (SNBC), modificata prima nel 2020 e poi a metà del 2023, quando il governo ha aumentato l’obiettivo al -50% per lo stesso periodo ed ha fissato il raggiungimento della neutralità climatica al 2050[6].
La Pianificazione pluriennale per l’energia francese (adottata nel 2020 ed aggiornata ogni 5 anni), il piano strategico decennale progettato per orientare su scala nazionale e regionale lo sviluppo del settore energetico del paese  compatibilmente agli obiettivi definiti dalla SNBC, stabilisce inoltre che il 40% della produzione di elettricità dovrà essere fornita da energie rinnovabili entro il 2030 e che l’energia nucleare raggiungerà il 50% nel mix energetico entro il 2035[7]. In confronto, il  Climate Change Act, la prima grande legge tedesca in materia climatica, approvata nel 2019 e poi riformata in maniera cruciale nel 2021, su parere della Corte Costituzionale tedesca, oggi prevede di raggiungere la neutralità climatica entro il 2045 e fissa l’obiettivo di tagliare le emissioni del -65% entro il 2030, recependo così a livello nazionale gli obiettivi fissati dall’UE[8].

Conclusioni

Indipendentemente dalle differenze e dalle similitudini dei casi francese e tedesco, entrambi hanno registrato una riduzione delle emissioni di gas serra, settoriale e aggregata, molto eterogenea nel 2023. Al ritmo attuale di decarbonizzazione, solo i settori dell’industria, dell’edilizia e, parzialmente, dell’energia hanno il potenziale per allinearsi agli obiettivi fissati dalla strategie nazionali in materia entro 2030. In alcuni comparti, come quello dei trasporti, sia Parigi che Berlino faticano a portare avanti la riduzione delle emissioni relative. L’anno scorso il Consiglio di Stato francese aveva esortato il governo a potenziare la legislazione in materia tale da garantire maggiore coerenza in relazione agli obiettivi prefissati; allo stesso modo la massima corte tedesca aveva indirizzato il governo a definire obiettivi più specifici nonché una roadmap per il raggiungimento della neutralità climatica. Oggi, nonostante i dati appaiano incoraggianti, Francia e Germania dovranno implementate gli sforzi (e gli investimenti), in primis per allinearsi all’obiettivo europeo del -55% di emissioni entro il 2030, ma soprattutto saranno chiamate a garantire la sostenibilità nel lungo periodo dei risultati raggiunti fino ad ora.


Note

[1] Secten – le rapport de référence sur les émissions de gaz à effet de serre et de polluants atmosphériques en France, Citepa , 2023 https://www.citepa.org/fr/secten/
[2] Energy and Emissions per Value Added Database, Sectoral value-added data and energy efficiency indicators for all OECD and 100 non-OECD countries, International Energy Agency https://www.iea.org/data-and-statistics/data-product/energy-and-emissions-per-value-added-database
[3] Germany’s CO₂ emissions drop to record low but reveal gaps in country’s climate policies, Agora Energiewende 2024, https://www.agora-energiewende.org/news-events/germanys-co2-emissions-drop-to-record-low-but-reveal-gaps-in-countrys-climate-policies
[4] CO2 emissions (metric tons per capita) – European Union, The World Bank, https://data.worldbank.org/indicator/EN.ATM.CO2E.PC?locations=EU&most_recent_value_desc=false
[5] Baromètre Mensuel Des Émissions, Citepa, https://www.citepa.org/fr/barometre/
[6] Low-Carbon National Strategy, IEA, https://www.iea.org/policies/11729-low-carbon-national-strategy
[7] Multiannual Planning for Energy, IEA, https://www.iea.org/policies/15652-multiannual-planning-for-energy
[8] Federal Climate Change Act 2021, IEA, https://www.iea.org/policies/13518-federal-climate-change-act-2021


Foto copertina: Una delle torri di raffreddamento della centrale nucleare di Saint-Laurent-Des-Eaux a Muides, vicino a Orleans, Francia, 19 novembre 2023. REUTERS https://www.reuters.com/world/europe/french-climate-damage-measures-were-late-sufficient-court-rules-2023-12-22/