Francia: Hijab? Non è conforme ai valori della repubblica francese, ma le contradizioni sono dietro l’angolo.


Sotto la bandiera del secolarismo, la Francia difende a spada tratta i valori della laïcité, non c’è spazio per la religione, soprattutto per l’Islam.


Paese con la minoranza musulmana più grande in Europa[1], la Francia è ancora una volta sotto i riflettori per le misure cosiddette a tutela della “laïcité” – concetto fondato dalla legge del 9 dicembre del 1905[2].Costei separava la Chiesa dallo Stato.  La Francia diventava separatista, laica e aconfessionale, garantendo, però, ad ogni modo la libertà di culto e adorazione. Questa libertà, oggi come oggi, a detta di alcuni non è tuttavia rispettata. Le donne musulmane francesi si trovano davanti ad una scelta: Hijab o normalità?

Islam totalitario

“C’è una differenza tra simboli religiosi discreti che quindi non costituiscono un problema nella classe, e simboli religiosi ostentati, off-limits negli spazi pubblici” dice Francois Bayrou[3] parlando del campo dell’istruzione- e ovviamente l’Hijab non può che cadere nell’ultima categoria.
“In realtà, c’è la paura dell’Islam come religione totalizzante. È vero che l’Islam, fin dalla sua origine, è una religione totalizzante. È una religione che non distingue tra diritto religioso e diritto civile.”[4] Afferma Bayrou in un’intervista a Marianne. Francois Bayrou si riferisce infatti della Shari’ah (شريعة), letteralmente “strada battuta”: la legge islamica, un codice di comportamento morale, religioso e giuridico che il musulmano segue.
La Shari’ah detta regole precise e chiare, che allo stesso tempo necessitano una conoscenza completa, del testo sacro e della Sunna[5], una contestualizzazione e un’interpretazione che è affidata ai cosiddetti sapienti dell’Islam.
È infatti fuorviante, sviante prendere un concetto e farne un dettame senza conoscerne i precedenti.
Qual è il convivio tra una vita in occidente e una vita nel rispetto dei propri obblighi da fedele?
I musulmani che decidono di vivere nei paesi occidentali devono accettare che altre persone facciano ciò che per loro è haram[6].
Il musulmano non può, tuttavia, convivere con imposizioni dall’esterno che fanno trasgredire la Shari’ah: il divieto del velo, chiusura di alimentari che non vendono maiale ed alcolici[7].

1989, 2004, 2019, 2021

L’ “affaire du voile[8]”, nasce nel 1989 quando tre studentesse francesi di Creil vengono sospese per essersi rifiutate di togliere il loro Hijab in classe.
Il preside Eugène Chenière sostenne di aver agito in nome del principio di laicità della costituzione francese.
A conseguenza di ciò il Ministro dell’istruzione Lionel Jospin risponderà lasciando la libertà di accettare o meno che si indossi il velo islamico in classe nelle mani degli educatori.
 “Tra il 1994 e il 2003 circa 100 studentesse sono state sospese o espulse dalle scuole medie e superiori per aver indossato il velo islamico in classe” riporta Wikipedia.
Ma i provvedimenti non si fermano al 1989. Dal banno del niqab – velo integrale che copre il viso- risaliente 2004, al 2019 divieto dell’hijab per le donne che vogliono accompagnare i figli nelle gite scolastiche, alla proposta di legge del 2021 che vieta alle ragazze minori di 18 anni di indossare in pubblico “qualsiasi abbigliamento o vestiario che indicherebbe una presunta inferiorità della donna rispetto all’uomo”, il clima in Francia diventa sempre più bollente.

Hijab: adults only?

“La prima legge francese per vietare nelle scuole i simboli religiosi, in particolare l’hijab, risale al 2004. Allora era al governo il premier di destra Jean-Pierre Raffarin, ma gran parte dei socialisti votò in favore. Da allora nessun governo ha modificato la normativa, che s’inserisce sulla legge sulla laicità dello Stato votata nel 1905.”[9] Riporta La Repubblica.  Appare completamente chiaro che né da studentessa né da insegnante è ammissibile l’utilizzo del velo islamico.
“Powerful external symbol”[10], questa è la sentenza della Corte Edu per tre motivi principali: “non rispetta il principio di eguaglianza, non risponde al messaggio di tolleranza, ha un grande impatto sugli studenti che sono ancora in giovine età influenzabili.”
Motivo per il quale Jacques Marilossian[11] durante il dibattito sul “headscarf” a France 24 chiederà ad Hania Chalal[12] più volte se ha compreso che la legge francese non la accetterà “velata” se intraprenderà una carriera nell’educazione.
“Se stai insegnando, devi togliere il velo. Questa è la legge in Francia. Basta. E credo che la maggior parte della discussione sia basata sulla confusione tra Islam e Islamismo o radicalismo dell’Islam. […] Non c’è niente nel Corano che chieda alle donne di indossare un velo, è solo una tradizione.”[13] Afferma dopo aver dichiarato di aver letto il Corano. A conferma di ciò riportiamo Surat An-Nour, versetto 31: “E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. […]”[14]

La domanda sorge spontanea: si sarà mica fermato alle carte di guardia?

Il Corano non chiede alla donna di indossare il velo per sottomissione all’uomo, ma per sottomissione ad Allah e per pudicizia, poiché altrimenti l’hijab non sarebbe obbligatorio durante l’adorazione, che può avvenire nella propria dimora e in presenza del marito, e non sarebbe necessario dinnanzi ad altre donne omosessuali. Questo però non è il pensiero di Marine Le Pen[15], o di Valérie Pécresse[16], o di Eric Zemmour[17],o di Michel Barnier che in tutta risposta alla campagna del Consiglio d’Europa “Beauty is in diversity as freedom is in hijab”[18] afferma: “assolutamente inappropriata”. “Mi sarebbe piaciuto che le persone che hanno fatto questa brutta campagna andassero a intervistare le donne di Kabul che stanno lottando proprio per non indossare questo velo. Il velo non è uno strumento di libertà per le donne, è il contrario”. La strumentalizzazione dell’immagine delle donne che lottano per liberarsi dall’hijab è sempre dietro l’angolo. Il capro espiatorio porta il nome dell’Iran o dell’Afganistan, dove ogni persona, e non solo la donna, trova la sua libertà declassata e calpestata da leggi che impongono e fanno della coercizione il loro credo.
Giusto è separare e fare di ogni situazione una casistica a parte.
Il velo è comandato da Dio per le donne nella religione islamica, così come l’abbigliamento maschile deve seguire delle regole ben precise; nel caso in cui una delle due parti – uomo o donna che sia – decidesse di trasgredire i comandi divini, l’Islam non prevede coercizione, il tutto rimane nel rapporto tra Allah e l’individuo. Scandagliando le profondità di questa controversia si trova il concetto di libertà, che è a senso unico: quello occidentale e che non comprende altre interpretazioni di femminismo o di spiritualità. Il corpo non è libero solo se scoperto, il corpo è libero quando decide.

In campo per l’Hijab

Il 19 gennaio 2022 il Parlamento riprende l’argomento Hijab, ma questa volta ad essere toccate saranno le atlete.
Di fatti, proposto dal partito di destra “Les Républicains” l’emendamento viene adottato dal Senato della Camera alta con 160 voti contro 143. “La Francia del 2022 si trova di fronte a una realtà, è la morsa islamista. E dobbiamo avere il coraggio, ove possibile, di preservare l’unità della Repubblica e la coesione. Sport e scuola sono due luoghi che dobbiamo preservare e per cui bisogna resistere. Lo sport è comunque il luogo in cui che tu sia ricco o povero, nero o bianco, ateo o credente, possiamo praticare insieme, condividere il tempo. Quello che vogliamo fare è applicare l’articolo del Carta olimpica che esiste, ma che nessuno vuole sentire. L’articolo 50 specifica che nello sport non è un elemento né politico né religioso. Penso che nello sport e nelle competizioni sportive si debba mantenere la neutralità fino alla fine”. Afferma la senatrice di Les Républicains Jacqueline Eustache-Brinio durante il dibattito di “Les Grandes Gueules” su RMC e RMC Story.[19]
Fenomeno di spicco è quello delle HIjabeuses- un collettivo di calciatrici che lottano per il diritto di indossare l’hijab nelle partite ufficiali -che cantando “pour un bonheur même si l’état ne veut pas nous on jouera” protestano davanti al Senato passandosi il pallone. “Quando ero al liceo, dovevo togliermi il velo ogni volta che andavo a scuola, ed è stata una vera umiliazione”, ha detto Founé Diawara, co-presidente di Les Hijabeuses, riporta CNN.
“Dovrebbero smetterla di pensare che il velo sia una bandiera politica. Quando veniamo a giocare a calcio per 90 minuti pensiamo solo al pallone e a calciare il pallone. Non siamo lì per fare rivendicazioni o per promuovere la nostra religione”, aggiunge.
“Le scuse di ‘vogliamo laicità e vogliamo laicità’: sono davvero uno scudo, perché non si applicano in modo equo agli uomini che eseguono cross prima che entrino in campo”, Shireen Ahmed, collaboratrice senior di CBC Sports, ha detto alla CNN. “Non si applicano ai calciatori che lo fanno, nemmeno all’interno del campionato francese. Allora dove sono le regole in merito, dove metà del Paris Saint-Germain FC lo fa [facendosi il segno della croce] prima di entrare in campo. Dov’è la coerenza qui? È un’esclusione deliberata”.


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Note

[1] “(stimata tra il 7-9% della popolazione nazionale). La presenza di un numero consistente di musulmani in Francia risale all’epoca coloniale, quando Parigi deteneva colonie e protettorati su scala globale che hanno visto una migrazione di massa, soprattutto dal Nord Africa e dall’Africa subsahariana. {cfr. Il Caffè Geopolitico}
[2] “Il 9 dicembre 1905 è una data capitale che pose fine al Concordato napoleonico ma anche e soprattutto all’antica unione tra la Chiesa cattolica e il potere politico in Francia: questa legge di separazione stabilisce il secolarismo.” {cfr. Wikipedia}
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/François_Bayrou
[4] {cfr. https://www-marianne-net.translate.goog/politique/francois-bayrou-il-y-une-peur-de-l-islam-comme-religion-totalisante?_x_tr_sl=fr&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=wapp }
[5] Consuetudine, modo di comportarsi del profeta Muhammed (pbsl) nelle varie circostanze della vita, desunta dalle tradizioni canoniche di detti e fatti del porfeta e considerata un’interpretazione autentica del Corano, che ha valore di norma e di esempio per i credenti.
[6] {“ Nell’Islam, ḥarām (in arabo: حرام‎ ‘proibito’) indica qualsiasi comportamento o situazione vietati dalla fede islamica; è contrapposto a ḥalāl (‘lecito’)”
[7] Vicenda di Colombes {cfr. https://www.ilgiornale.it/news/mondo/market-halal-francia-chiuso-perch-non-vende-maiale-e-vino-1471035.html }
[8] Tradotto: la questione del velo.
[9]cfr.https://www.repubblica.it/esteri/2021/11/04/news/francia_velo_consiglio_d_europa-324965791/ 
[10] {cfr. https://minorityrights.org/law-and-legal-cases/dahlab-v-switzerland-2/ }
[11] Membro del Parlamento francese, LREM
[12] Leader degli studenti musulmani in Francia
[13] {cfr. https://www.youtube.com/watch?v=tUZHOkGYv_8 min. 16:00}
[14] {cfr. Il Nobile Corano, nella Sura 24esima, aya 31esimo}
[15] {cfr. La repubblica, “Questa comunicazione europea a favore del velo islamico è scandalosa e indecente, mentre milioni di donne lottano coraggiosamente contro questa sottomissione”}
[16] {cfr. La Repubblica “Non è un simbolo di libertà, ma di sottomissione”}
[17] “L’Islam è il nemico della libertà. Questa campagna è il nemico della verità”
[18] {vedi video https://youtube.com/shorts/U1Teu5_ukzg?feature=share }
[19] {vedi video https://twitter.com/GG_RMC/status/1484474012734476289?s=20&t=tv58qQoZPExFXuijztMPfA }


Foto copertina: Hijab Francia